Dal I al III sec. d.C. le più importanti città della Sardegna romana
(Carales, Nora, Sulci, Bitia,
Tharros, Neapolis, Turris Libisonis, Olbia) si
svilupparono socialmente ed economicamente, come testimoniano le importanti opere pubbliche avviate in quel periodo
(Anfiteatro di Cagliari; Teatro di Nora, strade, acquedotti, terme) [a] , le raffinate residenze civili
(Villa di Tigellio) e l'espansione dei quartieri urbani.
Carales era il centro istituzionale ed economico più
importante dell'Isola e capitale della provincia romana di Sardegna e Corsica, istituita nel 227 a.C.: il trafficato porto cagliaritano
ospitava anche un reparto della flotta militare; la città aveva importanti botteghe e siti di stoccaggio dei cereali ed era
residenza di una variegata e numerosa popolazione di patrizi romani ed italici, di piccoli imprenditori locali, di valenti artigiani, di liberti,
schiavi e di innumere plebe.
Rivolte contro i Romani si accesero a più riprese per tutto il II sec. a.C.; poi l'Isola, eccezion
fatta per le Barbagie, accettò giocoforza il dominio romano.
Nonostante l'intensa "romanizzazione", anche linguistica, imposta militarmente dai nuovi
dominatori, le comunità sarde conservarono un'anima intensamente punica che trovò espressione negli stilemi
artistici e nella religiosità che, fino all'inizio del I sec. d.C., continuò ad affidarsi all'animismo protosardo e
nuragico (da cui discenderà il culto del Sardus Pater) e al culto delle più importanti
divinità fenicio-puniche: Tanit, Bes, Melquart, Eshmun, alle quali nel tempo si affiancarono gli dei romani Giove e
Giunone.
Molto pragmaticamente i Romani utilizzarono per le sepolture le necropoli puniche; a Carales venne riutilizzata
quella di Tuvixeddu ma sorsero anche nuove tombe monumentali (Grotta della Vipera). I cristiani
deportati diffusero in Sardegna, dal I sec. d.C., il Cristianesimo; i primi martiri dell'Isola (Saturno, Simplicio, Gavino, Lussorio, Efisio,
Reparata, Greca, Restituta) risalgono all'epoca dell'Imperatore Diocleziano (I metà del III sec. d.C.)
mentre nel secolo successivo sorsero le Chiese paleocristiane di S. Efisio (Pula) e di S. Saturno (Cagliari) e le
catacombe di S. Antioco.
Tra il IV ed il V sec. l'inarrestabile crisi dell'Impero romano provocò l'impoverimento e la
decadenza della Sardegna, i cui centri costieri furono oggetto di ripetute incursioni piratesche. Roma, il cui potere centrale era
ormai sgretolato, era sempre più lontana. Nel frattempo, sulle coste mediterranee del Nord Africa si era costituito un
bellicoso e barbarico regno vandalo, dedito alla pirateria e alle depredazioni nel Mediterraneo e lungo le coste italiche.
Nel 456 i Vandali d'Africa, al ritorno da una scorreria in Lazio, occuparono Carales e le altre città
costiere della Sardegna, sancendo la fine del dominio romano nell'Isola, protrattosi per quasi 7 secoli.
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