I Comuni del Sud Sardegna Mappe tematiche La Storia e l'Arte del Sud Sardegna Itinerari del Sud Sardegna
Età Romana

ETÀ ROMANA

Età Repubblicana Dalla sconfitta di Cartagine all'impero (238 - 30 a.C.).
238 a.C.
Mercenari sardi, invitano Roma a prendere possesso dell'Isola.
227 a.C.
La Sardegna diventa provincia romana.
215 a.C.
Nel corso della seconda guerra punica i Sardi si ribellano ma vengono sconfitti a Cornus, giugno 215 a.C. In una successiva battaglia in Campidano restano uccisi i condottieri della rivolta, Amsicora e suo figlio Josto. Il primo si uccise dopo aver appreso la morte in battaglia del figlio.
46 a.C.
Caio Giulio Cesare giunge a Carales dopo la la battaglia di Tapso. La città diventa Municipium Civium Romanorum.  Una colonia di cittadini romani viene insediata a Turris Libisonis.
Età Imperiale Da Cesare Augusto all'invasione dei Vandali (30 a.C.-456 d.C.).
19
Circa 4000 liberti di origine ebraica vengono inviati in Sardegna con compiti di sorveglianza e polizia.
189-192
Viene esiliato in Sardegna colui che diventerà poi Papa Callisto.
212
Caracalla concede la cittadinanza romana ai Sardi.
303-304
Leggende agiografiche collocano in questi anni il martirio dei Santi Efisio, Simplicio, Lussorio, Gavino, Proto, Gianuario e Saturno.
354
Eusebio e Lucifero unici sardi al Concilio di Arles. Costanzo II li esilierà dopo il concilio di Milano (355).
395
Morte di Teodosio. Divisione dell'Impero tra oriente e occidente. La Sardegna viene assegnata a Onorio, Imperatore del Romano Impero d'Oriente

(legenda: [a] approfondimenti - [n] note)

Età Repubblicana

Alla fine della I guerra Punica gruppi di mercenari sardi al soldo di Cartagine insorsero (in una di queste rivolte fu distrutto il tempio punico di Antas), richiedendo l'aiuto dei Romani che, nonostante avessero con i Punici un accordo di non belligeranza, sbarcarono in Sardegna nel 237 a.C. impadronendosi facilmente delle città costiere e dando inizio al dominio romano dell'Isola.

Ben diversa fu la reazione dei Sardi dell'entroterra, chiamati "pelliti" perché vestivano di pelli animali; queste comunità, che con i Cartaginesi avevano alla fine sviluppato un rapporto sintetizzabile con "vivi e lascia vivere", si opposero fieramente alla dura campagna di conquista, che portò alla sistematica distruzione delle città e delle fortezze puniche e di moltissimi Nuraghi, sancendo di fatto la fine della civiltà nuragica.

La pressione militare romana confinò le popolazioni interne dell'Isola nei territori montuosi della Barbagia che, per la loro asprezza, rimasero impenetrabili anche alle milizie di Roma.

I Romani imposero in Sardegna un durissimo regime militare e fiscale, che prevedeva anche il conferimento annuo di un decimo dei raccolti. L'insofferenza dei Sardi all'occupazione romana si concretizzò militarmente, grazie anche all'aiuto di Cartagine, intorno al 230 a.C. e culminò nel 216 a.C. nella rivolta del sardo Ampsicora [a] che, supportato dal cartaginese Asdrubale, condusse le sue truppe fino ai sobborghi di Carales, per essere poi definitivamente sconfitto nella sanguinosa battaglia di Cornus.

Le proprietà private vennero confiscate e riassegnate a nobili famiglie romane e italiche; le popolazioni locali lavoravano nei campi, coltivati principalmente a cereali, vite e olivo. Le aree pianeggianti dell'isola erano produttivamente organizzate in estesi latifondi facenti capo a ville rustiche, veri centri agricoli intorno ai quali si svilupparono, riutilizzando anche preesistenti strutture nuragiche, numerosissimi piccoli villaggi (i vici).

Le popolazioni dell'interno erano invece dedite alla pastorizia ed al brigantaggio (dettato anche da ragioni di pura sopravvivenza, soprattutto nei periodi di scarso pascolo) che Roma non riuscì mai a reprimere per la naturale inviolabilità dei territori montuosi del centro Sardegna.

Età Imperiale
Da Cesare Augusto all'invasione dei Vandali

Dal I al III sec. d.C. le più importanti città della Sardegna romana (Carales, Nora, Sulci, Bitia, Tharros, Neapolis, Turris Libisonis, Olbia) si svilupparono socialmente ed economicamente, come testimoniano le importanti opere pubbliche avviate in quel periodo (Anfiteatro di Cagliari; Teatro di Nora, strade, acquedotti, terme) [a] , le raffinate residenze civili (Villa di Tigellio) e l'espansione dei quartieri urbani.

Carales era il centro istituzionale ed economico più importante dell'Isola e capitale della provincia romana di Sardegna e Corsica, istituita nel 227 a.C.: il trafficato porto cagliaritano ospitava anche un reparto della flotta militare; la città aveva importanti botteghe e siti di stoccaggio dei cereali ed era residenza di una variegata e numerosa popolazione di patrizi romani ed italici, di piccoli imprenditori locali, di valenti artigiani, di liberti, schiavi e di innumere plebe.

Rivolte contro i Romani si accesero a più riprese per tutto il II sec. a.C.; poi l'Isola, eccezion fatta per le Barbagie, accettò giocoforza il dominio romano.

Nonostante l'intensa "romanizzazione", anche linguistica, imposta militarmente dai nuovi dominatori, le comunità sarde conservarono un'anima intensamente punica che trovò espressione negli stilemi artistici e nella religiosità che, fino all'inizio del I sec. d.C., continuò ad affidarsi all'animismo protosardo e nuragico (da cui discenderà il culto del Sardus Pater) e al culto delle più importanti divinità fenicio-puniche: Tanit, Bes, Melquart, Eshmun, alle quali nel tempo si affiancarono gli dei romani Giove e Giunone.

Molto pragmaticamente i Romani utilizzarono per le sepolture le necropoli puniche; a Carales venne riutilizzata quella di Tuvixeddu ma sorsero anche nuove tombe monumentali (Grotta della Vipera). I cristiani deportati diffusero in Sardegna, dal I sec. d.C., il Cristianesimo; i primi martiri dell'Isola (Saturno, Simplicio, Gavino, Lussorio, Efisio, Reparata, Greca, Restituta) risalgono all'epoca dell'Imperatore Diocleziano (I metà del III sec. d.C.) mentre nel secolo successivo sorsero le Chiese paleocristiane di S. Efisio (Pula) e di S. Saturno (Cagliari) e le catacombe di S. Antioco.

Tra il IV ed il V sec. l'inarrestabile crisi dell'Impero romano provocò l'impoverimento e la decadenza della Sardegna, i cui centri costieri furono oggetto di ripetute incursioni piratesche. Roma, il cui potere centrale era ormai sgretolato, era sempre più lontana. Nel frattempo, sulle coste mediterranee del Nord Africa si era costituito un bellicoso e barbarico regno vandalo, dedito alla pirateria e alle depredazioni nel Mediterraneo e lungo le coste italiche. Nel 456 i Vandali d'Africa, al ritorno da una scorreria in Lazio, occuparono Carales e le altre città costiere della Sardegna, sancendo la fine del dominio romano nell'Isola, protrattosi per quasi 7 secoli.

Contatti e Informazioni
ricerca
La Storia e l'Arte Homepage Homepage English Version