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LA CIVILTÀ NURAGICA
| Bronzo
Antico e Medio |
Cultura
di Bonnannaro e di subbonnannaro |
1.800-1.200 a.C.
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| Bronzo
Recente |
Età
dei Nuraghi |
1.200-900 a.C.
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| Ferro
Antico |
Stagione
delle aristocrazie Nuragiche |
900-500 a.C.
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| Ferro
Recente |
Declino
della civiltà Nuragica |
500-238 a.C.
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(legenda: [a] approfondimenti - [n] note)
I 1300 anni della civiltà Nuragica, dal 1800 al 500 a.C., non sono un tutto unico,
ma un susseguirsi di periodi diversi per sviluppo sociale ed economico, il cui massimo viene raggiunto nelle età dei
Nuraghi e delle Aristocrazie nuragiche. Nel 1000 a.C. la Sardegna era costellata da oltre 15.000 Nuraghi e ad oggi se ne
conoscono più di 7.000 (i più imponenti del Sud Sardegna: Su Nuraxi, Barumini - Orrùbiu, Orroli -
Genna Maria, Villanovaforru). I Nuragici non conoscevano la scrittura ma il loro universo di architetture circolari e ciclopiche e la
loro spiritualità ci vengono potentemente trasmessi dai Nuraghi, dalle Tombe dei Giganti, dai Pozzi sacri e da centinaia
di splendide statuine bronzee, schietto ritratto degli usi e costumi della loro civiltà.
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| Bronzo Antico
e Medio |
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Cultura di Bonnanaro (1.800-1.500 a.C.) e
di Subbonnannaro (1.500 -1.200 a.C.)
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È il periodo in cui si originano la civiltà nuragica e il suo segno più distintivo: il Nuraghe
[a], possente e
mirabile torre difensivo-residenziale.
I primi Nuraghi vennero edificati intorno al 1.500 a.C. (ma è probabile che
le torri più antiche risalgano ai primi secoli del II millennio) e fino al 1000 a.C. ne vennero innalzati molte migliaia, sulle
coste e nell'entroterra di tutta la Sardegna, quasi sempre attorniati da villaggi di agricoltori e pastori. "
Nelle fasi
prenuragiche possono figurarsi piccoli gruppi umani con ordinamento egualitario di origine matriarcale e patriarcale.
All'opposto, il fenomeno dei Nuraghi testimonia l'accentrarsi di un'autorità politica nell'ambito di ciascun gruppo..."
(G. Lilliu) e infatti, nonostante la comune espressione architettonica, l'Isola era divisa in decine di conflittuali cantoni zonali,
ognuno governato da un clan localmente egemone, cui potevano far capo anche più Nuraghi.
Dai contatti che i primi Nuragici ebbero con le culture mediterranee
[a] scaturirono
nuove tecniche di lavorazione dei metalli e nuove forme di vasellame (tra cui le brocche a becco). I decori del vasellame nuragico,
quando presenti, erano minimalisti e geometrici, con impressi o incisi semplici linee, zig-zag e cerchietti concentrici.
La metallurgia (piombo e rame sardi e bronzo) generò nuove armi e prime
tecniche chirurgiche, evidenti sui crani
[n]
ritrovati nelle tombe. Armi e strumenti erano di pietra o di rame (pugnali, puntali di lance, asce, lesine, trapani); i monili di
rame o argento (braccialetti, spilloni). Il bronzo compare in Sardegna, come mostrano i reperti, negli ultimi secoli del II millennio:
asce di varie forme, pugnali e le prime spade.
Il megalitismo funerario, ostentatore del prestigio dei clans egemoni, si sviluppa
già in questa prima età nuragica e si esprime con imponenti dolmen (soprattutto nel centro-nord Sardegna) e
quindi con monumentali Tombe dei Giganti, vegliate dai bètili
[n], pietre simbolo della divinità.
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| Bronzo Recente |
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Età dei Nuraghi (1.200 - 900 a.C.)
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Compaiono i Nuraghi complessi
[a]
(più di 2.000, veri e propri castelli, su 7.000 Nuraghi ad oggi noti) e, contemporaneamente, vengono innalzati migliaia
di Nuraghi monotorri
[a].
Il territorio dell'Isola era diviso in decine di cantoni zonali più o meno importanti, ognuno
retto da un clan egemone. Il villaggio
[n] (in media 35 abitanti ma
anche molti di più) si sviluppava intorno al Nuraghe e aveva circa 40 ettari di territorio per allevamento, agricoltura
ed eventuale sfruttamento minerario. Intorno al 1000 a.C. i Nuragici, insieme agli Iberici e agli Etruschi, erano tra i
principali produttori europei di materie prime metallurgiche e ciò, insieme ai contatti
[a] con le
culture mediterranee, rese le comunità nuragiche più ricche e più colte.
Non vi era un'unica entità politica (la civiltà nuragica non la ebbe mai) ma
"
una nazione «morale» fondata su omogeneità e comunanza di valori e di produzione
materiale" (G. Lilliu). Le mutevoli alleanze tra i cantoni nuragici si rinsaldavano nei santuari
[a], luogo di incontro
anche dei conflittuali principi nuragici. Questa "nazione morale" aveva risorse economiche e maestranze specializzate
e realizzò Tombe dei Giganti
[a], Pozzi
sacri [a] e
migliaia di Nuraghi: intorno al 1000 a.C. si calcola che in Sardegna ve ne fossero più di 15.000 (molti dei quali
- circa il 30% - erano veri e propri castelli pluriturriti). Da allora vennero solo raramente eretti nuovi Nuraghi e i Nuragici si applicarono piuttosto al
restauro e all'ampliamento, anche ciclopico, delle migliaia di torri esistenti. |
| Ferro Antico |
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Stagione delle aristocrazie nuragiche
(900-500 a.C.)
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L'immagine di questo periodo, relativamente al centro-sud Sardegna, ci giunge dalle
regge-fortezze di Barumini, di Orroli e di Villanovaforru, dai bronzetti
[n] e dalle statue di Monti Prama
[n]
(Cabras -OR): sono uno dei vertici dell'arte nuragica e trasmettono il senso del grande sviluppo economico e culturale che caratterizzò la stagione delle
Aristocrazie nuragiche.
La Sardegna contava allora circa 230.000 abitanti, oltre 15.000 Nuraghi (ad oggi noti più di
7.000) e decine di operosi cantoni zonali, ognuno retto da un clan egemone. Nel PIL di questi Nuragici erano
determinanti agricoltura, pastorizia/concia dei pellami ed attività estrattiva (piombo, rame) e metallurgica,
effettuata nei villaggi
[a],
in apposite postazioni per la fusione del bronzo
[n], con cui veniva realizzata la
maggior parte delle armi e degli strumenti.
Grazie ai contatti
[a] con i
mercanti greci e fenici il vasellame si arricchì di nuove forme e di decori dipinti. I Nuragici smerciavano metalli e
ne misuravano il peso, come indicano le tacche sui pani di piombo trovati nel santuario di Sardara (sistema
metroligico). Comparve in questo periodo una delle icone dell'odierna Sardegna: la pintadera, un disco
di pietra, inciso con decorazioni simboliche e geometriche, che veniva impresso sul pane rituale.
Oltre 70 lampade votive di bronzo a forma di navicella (VIII-VII sec. a.C.) indicano che i Nuragici
ebbero con il mare uno stretto rapporto, sottinteso dai molti Nuraghi prospicienti approdi sicuri e dal fatto che le navicelle
riproducono natanti sia da carico che da pesca. La navigazione a quel tempo avveniva in vista delle coste ma lo storico
Strabone ci informa di Sardi naviganti lungo le coste pisane. Le navicelle nuragiche, essendo ex voto, avevano
albero e fiancate riccamente decorati ma la pronunciata protome di bue, cervo o ariete posta a prua era un elemento dei
natanti reali, con funzione di contrappeso durante la navigazione.
I primi scali mercantili fenici sulle coste del centro-sud Sardegna (IX sec. a.C.) erano intanto
divenuti insediamenti urbani, non di rado impiantati su siti nuragici. I Nuragici intrattenevano però produttivi
affari con i Fenici e proprio in quei secoli la civiltà nuragica ebbe massimo sviluppo economico e sociale, pur
non raggiungendo né la scrittura né l'organizzazione urbana.
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| Ferro Recente |
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Declino cella Civiltà Nuragica (500-238
a.C.)
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Probabilmente fu anche la litigiosità dei principi nuragici a favorire l'occupazione
cartaginese (circa 540 a.C.) del centro-sud Sardegna e la caduta della reggia-fortezza di Barumini (circa 510 a.C.)
I Cartaginesi, vera potenza militare e imperialista, distrussero insediamenti e fortificazioni fenice e
nuragiche e divisero la Sardegna in due: "
una parte dei Sardi, sconfitta in combattimento, si ritira nelle montagne e qui
regredisce verso forme di vita primitiva, ligia alla tradizione; un'altra parte si fonde, anche dal punto di vista etnico e culturale,
con la potenza dominante. Allora, per gli indigeni nasce il problema di resistenza nazionale: l'interno e il nord dell'Isola divennero
il rifugio naturale dell'indipendenza sarda" (G. Lilliu). Per il Prof. Lilliu "
è questo il più
grande dramma storico dell'Isola" e la storia della civiltà nuragica, dal 500 al 238 a.C., è solo
"resistente storia di sopravvivenza".
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