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Intorno al 650 i poteri dei governatori bizantini della Sardegna, lo Judex e il dux, furono delegati ad un'autorità unica; tra l'851 e l'863, sotto la pressione di continui attacchi arabi, i luogotenenti dell'autorità unica nelle quattro circoscrizioni più importanti dell'Isola, si autonominarono Judex ponendosi ciascuno a capo di un Giudicato sovrano ed autonomo: Calaris (Cagliari), Arborea, Torres (Logudoro) e Gallura. [a]
In Sardegna si sviluppò in tal modo una singolare autonomia politica che originò istituzioni per l'epoca molto innovative, nelle quali si fondevano le eredità nuragica e romano-bizantina. I Giudicati applicavano la concezione giuridica romana dello Stato e dell'esercizio della sovranità e avevano ben chiara la distinzione tra proprietà pubblica/privata, prefigurando in alcuni aspetti i moderni Stati di diritto e distinguendosi nettamente dalle coeve istituzioni feudali europee. [n]
Su Judike, il Giudice sovrano, non deteneva la sovranità né il territorio del regno, il cui il patrimonio (de rennu, del Regno) era ben distinto da quello personale del sovrano. Il Giudice non poteva dichiarar guerra, siglare la pace e disporre del patrimonio del Giudicato senza l'assenso della Corona de Logu, il parlamento giudicale [n] che eleggeva il Giudice e gli conferiva la somma potestà ma che deteneva il potere di ratifica degli atti del regno, indivisibile anche nel caso di co-eredi della Corona giudicale. Su logu (il luogo) era il territorio del Giudicato.
Il Giudice governava sulla base di un patto col popolo che, se deluso nelle sue aspettative civili, poteva detronizzarlo e anche giustiziarlo legittimamente, senza che questo inficiasse l'ereditarietà del titolo reale.
Nell'851 papa Leone IV scrive allo Judex Sardiniae chiedendo aiuto per la difesa di Roma e i successivi pontefici scrissero a più Giudici sardi rimproverandogli i matrimoni tra consanguinei: queste lettere sono gli unici scritti ad illuminarci sui primi secoli di esistenza dei Giudicati. Del 1065 è il primo documento giudicale noto, inerente la donazione di due chiese, dal Giudice di Torres, Barisone di Lacon-Gunale al monastero di Montecassino.
Con i Giudicati la lingua sarda si diffonde in tutta l'Isola; il primo Codice giuridico sardo, la Carta de Logu, [n] promulgato da Eleonora d'Arborea nel 1392, venne interamente scritto in sardo.
Nel 1015 Arabi provenienti dalle Baleari occuparono Cagliari. Nel 1016, pressate dal Papa, le repubbliche marinare di Pisa e Genova, per una volta alleate, si unirono ai Sardi, ricacciando i Musulmani fino alle Baleari; iniziarono però ad interferire nelle politiche dei Giudicati, favoriti anche dalla conflittualità dei Giudici, spesso dediti a trame dinastiche e ad aggressioni militari volte a delegittimare l'uno o l'altro Giudice
Nell'Isola arrivarono i nobili Pisani e Genovesi: i pisani Visconti a Cagliari, i Malaspina a Bosa, il dantesco conte Ugolino ad Iglesias, i genovesi Doria a Sassari: ben presto cercarono di prevalere l'uno sugli altri, con la forza o l'inganno, influenzando le politiche e l'autonomia dei Giudicati.
A partire dal 1050 i Giudici conferirono terre e privilegi agli ordini monastici (Vittorini di Marsiglia, Vallombrosani, Camaldolesi) favorendo l'arrivo in Sardegna di colti monaci, architetti e maestranze specializzate e dando impulso alla realizzazione di molteplici Chiese romaniche, attualmente 150 in tutta l'Isola, giunteci in maggior parte intatte grazie anche all'assenza di attività sismica che caratterizza la Sardegna.
Tra il XII e il XIII sec. i Giudici edificarono decine di castelli sulle alture più strategiche dellìIsola, a scopo di baluardi fortificati. Molti castelli giudicali vennero poi ristrutturati da Pisani e Genovesi, che ne costruirono anche di nuovi. Nel Sud Sardegna sono visitabili il Castello di S. Michele, Cagliari; di Eleonora di Arborea, Sanluri; del Conte Ugolino, Siliqua; di Salvaterra, Iglesias, dei Malaspina, Bosa; di Orgogliosu, Silius, di Las Plassas, Las Plassas, di Monreale, San Gavino Monreale, di Baratuli, Monastir.
Nel 1257 Santa Igia, capitale del Giudicato di Cagliari, venne distrutta da una coalizione di nobili pisani ed il regno di Cagliari fu ripartito tra i Capraia, i Visconti e i Donoratico-della Gherardesca mentre Cagliari venne posta sotto il diretto controllo del Comune di Pisa.
A fine 1200 tre dei quattro giudicati sardi non esistevano più, solo Arborea continuava ad essere regno sovrano e sempre più intollerante alle ingerenze pisane. Nel 1297 Papa Bonifacio VIII, avverso a Pisa e Genova, istituiva il regno di Sardegna e Corsica, nominandone re Giacomo II di Aragona.
Intorno al 1320, Mariano III di Arborea, cercando chi lo aiutasse a liberarsi dai Pisani, si avvicinò a Giacomo II; nel 1323 il figlio di Mariano, Ugone II, fu alleato delle truppe di Aragona, Valenza e Catalogna al loro sbarco nel Sud Sardegna e nella conquista di Cagliari ed Iglesias. Il Giudice di Arborea dovette poi, suo malgrado, riconoscersi vassallo del re aragonese, anche se di fatto continuò ad agire quale sovrano autonomo, sfidando l'autorità di Aragona.
Nel 1353, Giudice Mariano IV, gli attriti tra Arborea ed Aragona sfociarono in guerra: le truppe giudicali occuparono rapidamente il Sud Sardegna e assediarono Cagliari, sostenute ovunque dalla popolazione in rivolta. I due sovrani raggiunsero un accordo che concedeva ad Arborea, in feudo per 50 anni, la Gallura.
Le ostilità ripresero nel 1364 ed Arborea ebbe a suo fianco molti nobili sardi, in una sorta di prima alleanza pan-sarda. Nel 1366 le truppe giudicali conquistano il Sud Sardegna ed Iglesias ma vengono fermate a Monteleone da Brancaleone Doria, il quale nello stesso anno, sposando Eleonora d'Arborea, figlia di Mariano IV, ne diviene alleato.
Mariano IV morì di peste (1376) ma anche il figlio Ugone III aspirava ad unificare l'Isola e continuò la guerra contro gli Aragonesi, insediati a Cagliari. Nel 1383 Ugone III fu assassinato, pare da una congiura di aristocratici sardi, e Giudice fu eletto l'adolescente Federico Doria, figlio di Eleonora e Brancaleone.
Nel 1383 Eleonora d'Arborea divenne reggente del Giudicato, fino ai 18 anni del figlio; tentò un accordo con Aragona ma Brancaleone, recatosi a tal fine alla corte di Barcellona, venne arrestato,imprigionato a Cagliari e liberato solo nel 1390. Nel 1388, con la pace di Sanluri, i territori extragiudicali conquistati da Arborea tornarono agli Aragonesi.
Nel 1391 si riaccesero le ostilità e i Sardi rioccuparono i territori restituiti nel 1388. Gli Aragonesi resistevano a Cagliari, Alghero e nelle roccaforti di Quirra e dell'Acquafredda e la guerra si trascinò per più di un decennio. Eleonora morì di peste nel 1402; Brancaleone continuò la guerra contro Aragona, riconquistando Quirra nel 1406 ma l'elezione a Giudice di un fratello di Mariano IV lo deluse nelle sue aspettative di sovranità e lo spinse a ritirarsi a Monteleone.
Arborea ed Aragona si affrontarono cruentemente a Sanluri, 30 giugno 1409. Le truppe sarde subirono quelle di Martino il Giovane e la sconfitta segnò la caduta del Giudicato di Arborea, il cui ultimo Giudice, Leonardo Cubello, nipote di Mariano IV, siglò la capitolazione nel 1410. Iniziava il mal tollerato dominio aragonese della Sardegna (1410-1720).
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