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Fenici e Punici

FENICI E PUNICI

Età del Ferro Insediamenti fenici
circa 850 a.C.
Dominazione Punica Arrivo dei Cartaginesi e occupazione delle colonie fenicie
circa 540 a.C.
Sconfitta dei Cartaginesi Mercenari sardi al soldo di Cartagine, in rivolta contro i Punici, invitano Roma a prendere possesso dell'Isola
238 a.C.
 
(legenda: [a] approfondimenti - [n] note)

Età del ferro
Insediamenti fenici sulle coste della Sardegna

Ciò che attrasse in Sardegna, intorno al IX-VIII sec. a.C., i Fenici [n] salpati da Cipro, dalla Palestina e dalle coste libanesi furono la posizione geografica dell'Isola (un ponte verso Occidente) e le sue risorse metallifere (rame, argento, piombo). La stele di Nora documenta questi primi contatti anche se i reperti del villaggio nuragico di Neapolis (Guspini) indicano che i Nuragici, già nell'XI sec. a.C., avevano contatti anche con la cultura palestinese e in generale levantina [n].

Intorno al 750 a.C. la frequentazione commerciale fenicia sulle coste sarde diviene insediamento stabile di coloni. I Fenici, provetti naviganti, cercavano buoni approdi e i loro primi scali mercantili si svilupparono nelle località meglio posizionate nonché prossime alle risorse metallifere: Nora, Sulci, Villasimius (VIII sec. a.C.) e, nel secolo successivo, Kirls - S.Gilla (Cagliari), Bitia, Bosa (OR), Tharros (OR), Othoca - S. Giusta (OR). I primi centri urbani della Sardegna furono gli insediamenti fenici: erano cinti da mura e perno ne era il porto, vicino al quale sorgevano i magazzini, il tempio e le abitazioni abbienti, mentre la necropoli e il tofet [a] venivano situati fuori dalle mura.

Dopo aver colonizzato le coste, spesso insediandosi su siti nuragici, i Fenici edificarono avamposti fortificati (Monte Sirai - Carbonia; Pani Loriga - Santadi) in punti strategici per il controllo delle vie minerarie. I Fenici non occuparono mai le zone più interne dell'Isola ma commerciavano anche con gli estesi villaggi nuragici dell'entroterra, con i quali non vi furono marcate tensioni militari; a volte tra le due etnie si svilupparono anche fenomeni di chiara compenetrazione culturale.

La pacifica e produttiva convivenza tra Fenici e Nuragici fu cruentemente interrotta, intorno al 540 a.C., dalle mire espansionistiche di Cartagine, fondata in Africa nell'814 a.C. da Fenici di Tiro. In quei secoli l'altro grande polo mercantile, quello greco, tentava di espandersi anche nelle zone di influenza etrusca e cartaginese [n] e arrivò a fondare una colonia, Alalia [n], sulle costa est della Corsica. Per garantire i propri commerci i Punici (così i Romani chiamavano i Cartaginesi) contrastarono le velleità greche impadronendosi militarmente e in pochi decenni delle pacifiche colonie fenicie nel Mediterraneo. Il disegno espansionistico di Cartagine causò il declino della civiltà fenicia e coinvolse cruentemente anche la Sardegna, nella quale la dominazione punica inizia, intorno al 540 a.C. e termina nel 238 a.C., anno di inizio del dominio romano dell'Isola.

Dominazione Punica
Arrivo dei Cartaginesi e occupazione delle colonie fenicie

Furono Fenici esuli politici da Tiro a fondare in Africa (814 a.C.) Cartagine; la città aveva alle spalle un deserto di 200 km confinante con l'Egitto ma coste con ottimi approdi e in pochi decenni sviluppò due porti, un famoso mercato (oro, avorio, schiavi) ed una politica molto più imperialista di quella fenicia. I Cartaginesi occuparono militarmente la Sardegna intorno al 535 a.C. distuggendo centri e fortificazioni nuragiche e fenice.

I Nuragici si opposero fieramente ai Punici per quasi un secolo (nonostante la caduta, intorno al 520 di Monte Sirai e, nel 510 a.C., della fortezza di Barumini) e solo a partire dalla metà del IV sec. a.C. (età dell'insediamento punico territorialmente più interno, quello di Santu Teru, Senorbì) vi fu tra i due popoli una progressiva integrazione, che fu meno marcata nei territori più interni e montuosi della Sardegna, nei quali resisteva fieramente la civiltà nuragica.

Sotto l'impulso della potenza commerciale cartaginese, i centri delle coste sud-occidentali conobbero grande sviluppo; su tutti: Nora, Sulci, Bitia, Kirls-Karalis e Tharros (OR), nei cui porti affluivano grano, metalli e sale. Sulci e Nora rifornivano di stele e di vasellame il mercato sardo mentre Tharros era nota per l'oreficeria di alto livello e per l'import/export di beni di lusso. Per sfruttare a pieno le risorse cerealicole dell'Isola (che riforniva Cartagine e le sue truppe) i Punici istituirono nel Campidano estese proprietà agricole in cui lavoravano sardi e schiavi africani.

In Sardegna, come nel resto dell'impero cartaginese, il potere esecutivo cittadino era esercitato da due magistrati punici (sufeti) eletti annualmente da un Consiglio di aristocratici con potere legislativo, che in parte rispondeva ad un'assemblea prevalentemente di anziani e mercanti.

Le città sardo-puniche erano realtà autonome, in cui le due culture si integrarono progressivamente, finanche ad esprimersi con il culto di un dio, Sid Babai, in cui si fondevano le religiosità nuragica e punica.

Le milizie puniche dell'Isola erano costituite in buona parte da mercenari ma a partire dal III sec. a.C. furono arruolati anche Sardi.

L'importanza dei traffici commerciali che si svolgevano in Sardegna emerge da due trattati siglati da Cartagine con Roma (509 e 348 a.C): il primo stabiliva che i Romani potevano commerciare nell'Isola solo in presenza di un funzionario cartaginese; il secondo gli vietava ogni commercio e gli imponeva, in caso di attracco forzato sulle coste sarde, di salpare entro 5 giorni.

Sconfitta dei Cartaginesi
Mercenari sardi al soldo di Cartagine, in rivolta contro i Punici,
invitano Roma a prendere possesso dell'Isola

Alla fine della I guerra Punica, inizio della disputa romano-cartaginese per il controllo del Mediterraneo occidentale, gruppi di mercenari sardi al soldo di Cartagine insorsero (in una di queste rivolte fu distrutto il tempio di Antas); l'Isola cadde nel caos e i gruppi insorti richiesero l'aiuto dei Romani. Questi sbarcarono in Sardegna nel 237 a.C. impadronendosi delle città costiere e dando inizio al dominio romano dell'Isola.

La religiosità e la cultura punica avevano però intensamente permeato le genti sarde ed il loro immaginario magico-sacrale, tanto che l'uso della lingua e della simbologia punica nell'artigianato e nella religiosità perdurò anche in piena età romana. La Provincia del Sole conserva importanti e ben conservate testimonianze dell'età punica: le necropoli [a] (Monte Sirai; S. Antioco, Tuvixeddu), i tofet [a] (Monte Sirai; S. Antioco) e le fortezze (Monte Sirai) sorsero in splendidi e panoramici contesti ambientali e proiettano l'odierno visitatore in un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, fino alle origini più antiche della civiltà mediterranea.

Reperti Fenicio-Punici ritrovati in Sardegna

Rasoi
Le necropoli fenicio-puniche hanno restituito rasoi in bronzo datati dal VII al II sec. a.C (ritrovati in numero esiguo rispetto al corpo dei reperti rinvenuti nelle principali necropoli sarde, iberiche e nord-africane) e probabilmente destinati solo ai ceti più abbienti. Quelli rinvenuti in Sardegna, nelle tombe di S. Avendrace-Cagliari a Tharros e a Sassari, databili VI-V sec a.C., recano incisi simboli geometrici o zoomorfi.

Ori
Tharros (OR) è il sito che ha restituito la maggior parte degli splendidi ori punici repertati in Sardegna (databili VII-IV sec a.C.).
L'oro proveniva probabilmente dalla Spagna e dal Nord Africa. Non sappiamo se i gioielli fossero realizzati da botteghe sarde ma per buona parte degli ori tharrensi si ritiene probabile l'importazione; i monili ritrovati nella necropoli di Monte Luna (Senorbì), datati V sec. a.C., potrebbero invece far supporre l'esistenza di una scuola orafa sarda.

Scarabei
Piccoli oggetti di raffinata fattura e di gusto egizio, in diaspro verde (probabilmente estratto in Sardegna) e in corniola, databili dal VI al II sec. a.C. Erano spesso incastonati in oro ed utilizzati quali pendenti, anelli o sigilli. Provengono dai più importanti insediamenti fenicio-punici della Sardegna (Sulci, Monte Sirai, Monte Luna, Tharros - OR) e riportano, finemente incisi, figure di Eracle (lotta con leone o imbraccia l'arco) o simbolismi astrali (sole/luna) e zoomorfi. Molti esemplari provenivano direttamente dai mercati egizi ma a partire dal III-II sec. a.C. si affievolisce l'influenza greco-orientale e si afferma lo stile etrusco, che in quel periodo permeava buona parte del Mediterraneo occidentale.

Amuleti
Gli amuleti erano diffusissimi nel mondo punico e ci raccontano il gradimento dei Cartaginesi per la cultura magico-sacrale egizia, protagonista dello stile di questi oggetti scaramantici, in Sardegna rinvenuti in numero di circa 1700. Gli amuleti erano oggetti artistici realizzati in osso, avorio, pasta silicea, pietra dura, steatite, pasta di talco o cristallo di rocca; erano piccole statuine (raffiguranti sfingi, l'occhio del dio egizio Horus o testine di altre divinità) o maschere ghignanti di varia dimensione, in pasta vitrea o in terracotta, simbolizzanti il mostruoso e il difforme tramite volti silenici o il volto di Bes. Molti amuleti hanno forma di tavolette incise nello spessore con figure di animali domestici (vacche con vitello, scrofe con prole, gatti, pesci, falconi, coccodrilli).

Monete
Le prime emissioni puniche provenienti dalle zecche cartaginesi, siciliane, sarde, maltesi e numide, sono datate inizio IV sec. a.C. e terminano con l'abbandono dell'Isola da parte di Cartagine (238 a.C.). Le monete puniche erano in oro, bronzo o in elettro (che è una lega naturale o artificiale di argento ed oro). Recano in genere in ante il profilo di Kore ingioiellata e, sul retro, figure di cavallo rampante o un profilo equino oppure palme o profili di toro (il culto del toro è un elemento già ricorrente nel simbolismo religioso protosardo) o tre spighe (a ricordare che l'Isola era il granaio di Cartagine). Questi due ultimi motivi, strettamente connessi alla Sardegna, compaiono nell'ultima emissione monetale sardo-punica del 216 a.C., periodo caratterizzato da numerose ribellioni, culminate con la rivolta di Ampsicora , al già ventennale dominio romano.

Ceramiche
Le necropoli fenicio-puniche hanno restituito vasellame dei corredi funerari (brocche con orlo a fungo, lucerne ecc.) e balsamari (VI sec. a.C.) per unguenti profumati. Ne sono stati ritrovati di varie dimensioni ed i più piccoli, alti circa 10 cm, venivano probabilmente portati legati al polso sinistro.

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